Società Influenzata

Il mondo dopo il COVID-19

“La maggior parte di noi probabilmente non ha ancora capito, e lo farà presto, che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più.” - Gordon Lichfield, Mit Technology Review

Il punto della situazione

Per fermare l’avanzata del coronavirus stiamo radicalmente cambiando il nostro quotidiano: come lavoriamo, come studiamo, come ci alleniamo, come socializziamo, come compriamo, come ci prendiamo cura di noi stessi e delle nostre famiglie.

Social Distancing

Per diminuire gli infetti ed i morti molti governi stanno imponendo il Social Distancing, ovvero stanno “obbligando” le persone a rimanere a casa il più possibile in modo da diminuire la probabilità di contatto tra una persona sana ed una infetta. Questo è voluto per impedire che un alto e improvviso numero di persone malate, saturi il sistema sanitario portandolo al collasso.

COVI-19 Transmission Graphic

Quanto tempo ci vorrà e quanto drastiche queste misure devono essere, purtroppo nessuno può dirlo con certezza. Per quanto riguarda le restrizioni diversi paesi hanno preso diversi approcci: negli Stati Uniti, il Presidente Trump ha rilasciato delle linee guida per controllare il virus nel quale si enuncia che «gli assemblamenti devono essere limitati ad un massimo di 10 persone»; mentre in Italia si seguono, più o meno, le orme della Cina eliminando del tutto le interazioni indispensabili e restando a casa il più possibile. Per ora questo sembrerebbe essere l’approccio migliore, in quanto in Cina, finalmente, la situazione sembrerebbe essersi stabilizzata.

Hug

L’obiettivo finale di tutti però è il medesimo: mantenere la pandemia ad un basso livello di contagi fino a quando non ci sarà un numero sufficiente di persone che hanno avuto COVID-19 da essere immuni (supponendo che l’immunità duri per anni, cosa che non sappiamo) o che venga sviluppato un vaccino.

Ma non finirà quà: finché qualcuno nel mondo avrà il virus, nuovi casi possono e continueranno a ripetersi senza controlli rigorosi per contenerli.

Il mondo dopo la pandemia

Il distanziamento sociale è rapidamente arrivato anche ai piani alti, ampliando divari già notevoli tra i diversi partiti interni e tra diversi stati (come Cina e Stati Uniti).

La pandemia di Sars-Cov-2 ha scatenato la crisi in ogni senso ed ora sono le decisioni politiche e geopolitiche a determinare cosa rimarrà del mondo alla fine di tutto ciò.

Quindi cosa rimarrà? Cosa succederà dopo?

La storia ci insegna che dalle maggiori crisi si esce sempre in positivo: basti pensare che dopo la prima guerra mondiale e la successiva influenza spagnola ci sono stati i Roaring Twentis, l’età del Jazz, la Riviera Francese e la Berlino Babilonia. Questo “risorgimento” (chiamiamolo così) era dovuto al fatto che dopo tutti i morti e le privazioni subite, la gente voleva ballare, incontrarsi e divertisi e situazioni simili sono successe innumerevoli volte durante la storia.

Quasi un secolo dopo ci ritroviamo nel bel mezzo di un’altra guerra. Questa però non è combattuta con le armi, ma con la tecnologia.

Prima del virus, infatti, si avevano scontri commerciali e tecnologici tra Stati Uniti e Cina per la “supremazia” mondiale. Questa guerra di nuova generazione, però, non si ferma in tempi di pandemia poiché può essere semplicemente combattuta da casa con una minima interazione con il “nemico”. Non si ferma e diventa più spietata con Donald Trump che definisce cinese il virus, per provocare Xi Jinping, e la sua Amministrazione invita le imprese americane ad abbandonare la Cina.

Ma ora che gli Stati Uniti entrano nelle prime fasi del virus, la Cina ne sta pian piano uscendo permettendole di concentrarsi in operazioni per ottenere più influenza su altri paesi e per ripulire la propria immagine di “Paziente 0” per l’origine del virus. Operazioni volte a produrre aree di influenza e farsi alleati questo è certo, ma la sua distribuzione du mascherine, droni e resipratori al resto del mondo sta aiutando a salvare delle vita e sul lungo periodo darà certamente i suoi frutti.

In tutto ciò troviamo poi l’Europa che chiude i confini e si cimenta anche lei nella concorrenza per mascherine, tute e respiratori tra i paesi dell’UE.

I pronostici quindi non sembrano dei migliori: il mondo post-pandemia sembrerebbe un posto senza un paese leader, diviso e sospettoso. La vittoria del distanziamento sociale.

Abitudini che cambiano

Visto l’attuale stato di pandemia, nel breve periodo ci sarà sicuramente danno ai business che puntano sull’aggregarsi di molte persone (ristoranti, palestre, cinema, trasporto pubblico, etc.). Ma il mondo si sta già adattando con un’esplosione di nuovi servizi in quella che è già stata definita shut-in economy.

Shut-in economy

Con il termine Shut-in economy si intende una “economia chiusa (in casa)” cioè fa riferimento a tutto ciò che è on-demand, ordinato da casa, chiesto e usufruito online.

Nulla di nuovo quindi, visto che già prima che il virus rivoluzionasse i nostri stili di vita usavamo Amazon e Deliveroo per ordinare gadgets e cibo oltre che Netflix e Spotify per intrattenerci. Tutto comodamente da casa nostra.

Ma durante questa pandemia questi servizi sono diventati il nostro modo principale di comunicare con il mondo: data la mancata o limitata possibilità di andare a fare la spesa e shopping nei grandi centri commerciali, ci siamo sempre più affidati ad Amazon. Data la mancata possibilità di andare a concerti o al cinema, Netflix e Spotify hanno sopperito superbamente a questa mancanza.

Ma l’essere umano cerca e vuole un certo tipo di esperienza “dal vivo” (come già parlato nell’articolo sul phygital) ed è per questo che lo stile di vita da recluso non è sostenibile per periodi lunghi di tempo: sia a livello economico che mentale.

Si spera, però, che alcune abitudini dopo il virus possano cambiare in meglio, come ad esempio i viaggi senza emissioni di anidride carbonica, un maggior numero di catene di distribuzione locali, più passeggiate a piedi e in bicicletta e un potenziamento di servizi ed infrastrutture tecnologiche. Questi cambiamenti potrebbero giovare all’ambiente ed aiutare a mantenere lo stato attuale di inquinamento.

L’influenza del virus sul nostro futuro

Alcuni esperti, a riguardo, ipotizzano che potremo essere costretti a vivere in isolamento ancora per molto e quindi perennemente online, alternando le nostre vite digitali a qualche settimana di vita di “quasi normalità” (la cosiddetta “quarantena yo-yo”). Uno scenario fortemente dispotico e pessimista, ma condiviso realisticamente da un gran numero di scienziati su scala globale.

Per vivere in questo nuovo mondo e prevenire future situazioni simili dobbiamo assolutamente milgiorare il sistema sanitario con unità di risposta alle pandemie in grado di muoversi rapidamente per identificare e contenere le epidemie prima che comincino a diffondersi (come già suggerito da Bill Gates nel 2015), e la capacità di aumentare rapidamente la produzione di attrezzature mediche, kit di test e farmaci. Sarà troppo tardi per fermare la COVID-19, ma sarà d’aiuto per le future pandemie.

In definitiva, però, prevedo che ripristineremo la capacità di socializzare in sicurezza sviluppando modi più sofisticati per identificare chi è a rischio di malattia e chi no, e discriminando (in modo etico e corretto) chi lo è. Alcuni paesi hanno già cominciato ad utilizzare metodologie per tracciare i malati di COVID-19:

  • Israele che utilizza i dati di localizzazione dei cellulari per rintracciare persone entrate a contatto con persone note per avere il virus;
  • Singapore effettua una ricerca esaustiva dei contatti e pubblica dati dettagliati su ogni caso conosciuto, tutti tranne l’identificazione delle persone per nome.
  • Italia sta sperimentando il modello Coreano per tracciare la diffusione del virus tramite app.

Tutto questo fa paura e come Edward Snowden, anche io temo che tutto questo potere temporaneo che i governi si sono presi sulla privacy delle persone, giustificato dalla situazione d’emergenza, non venga poi riconsegnato ai cittadini alla fine della pandemia.