SARS-CoV-2 e Tecnologia

Come l'Italia sta reagendo al virus

Molto è cambiato dall’ultima volta che abbiamo trattato questo argomento: prima il virus è stato dichiarato pandemia dalla World Health Organization

e successivamente l’Europa ne è diventata l’epicentro.

Con il decreto #IORESTOACASA, poi, gli italiani si sono dovuti attrezzare per lavorare e studiare in remoto, costretti a rimanere a casa per limitare i contagi. In questo contesto, il digitale è diventato uno strumento importantissimo per affrontare le difficoltà del momento, così come avere attrazzature ed infrastrutture adeguate.

COVID-19 Tracking by GFK

Dai dati raccolti dal Growth From Knowledge sembrerebbe che, dopo un primissimo momento di disorientamento, gli italiani si siano riorganizzati orientandosi verso categorie di prodotti più adatte alla fruizione di contenuti e servizi on-line: chatroom, per parlare e vedersi con gli amici, e-commerce, per effettuare acquisti senza necessità di doversi recare fisicamente nei negozi e piattaforme di e-learning, per continuare ed approfondire gli studi.

Oltretutto, grazie all’iniziativa di solidarietà digitale promossa dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, sempre più servizi e piattaforme digitali stanno offrendo bundle gratuiti per aiutare a “passare il tempo” piacevolmente o per facilitare il lavoro e lo studio da casa.

L’obiettivo è migliorare la vita di tutti noi italiani che in questo momento dobbiamo rimanere a casa e ridurre il più possibile i contatti sociali e gli spostamenti, anche all’interno delle nostre città, per proteggerci e proteggere gli altri dal contagio del nuovo coronavirus. - Ministero della salute

Questa “primavera tecnologica” che sta attraversando l’Italia in questo momento di crisi, sembrerebbe aver raggiunto anche un campo come la politica, notoriamento più conservatore e refrattario alle innovazioni. Infatti, già diversi politici come Delrio (PD) e Magi (+Europa), hanno cominciato ad avanzare proposte di voto a distanza per far sì che l’ingranaggio politico non smetta di funzionare proprio nel momento in cui ce nè più bisogno.

E come ciliegina sulla torta, è stato anche sviluppato un gioco che ti permette di aiutare la ricerca a trovare un vaccino per il SARS-CoV-2. Si chiama Foldit: un puzzle game gratuito che impegna i giocatori con catene proteiche pieghevoli (dall’inglese “to fold”) per cambiare il loro comportamento.

Originariamente è stato creato da sviluppatori dell’Università di Washington nel 2008 per ricercare le potenziali cure per malattie come il morbo di Alzheimer e l’HIV/AIDS con l’aiuto delle persone, ma recentemente è stato aggiunto un nuovo puzzle per il coronavirus.

I giocatori dovranno creare o modificare le proteine che possono legarsi a uno delle “spike proteins” del coronavirus che poi gli impedirebbero di infettare le cellule umane e di replicarsi.

Nonostante le sue origini più tecniche e di ricerca, Foldit è abbastanza semplice da giocare: è infatti possibile ignorare tutto il gergo medico e scientifico e concentrarsi solo sullo spostamento della struttura intorno e guadagnare punti. Il gioco consiste nel cliccare su una sezione della proteina e trascinarla per modificarne la forma, per cercare di farla coincidere con l’obiettivo del puzzle. Foldit assegna i punti ai giocatori in base all’efficienza e all’efficacia, e traccia i loro risultati con un tabellone di punteggio in gioco.

Per quanto possa sembrare impossibile, PCGamer osserva che i giocatori di Foldit hanno aiutato i ricercatori a decodificare il virus dell’AIDS nel 2011, cosa che ha tormentato gli scienziati per anni.

Le infrastrutture di telecomunicazioni italiane, però, sono messe a dura prova durante questo periodo dovuto al notevole aumento di traffico dato da Smart working, videoconferenze, software per il lavoro condiviso, streaming di contenuti multimediali e giochi online. Molte persone, me compreso, hanno cominciato ad utilizzare più spesso software come Skype per videolezioni in streaming, Amazon per comprare online, Discord per giocare e rimanere in contatto con gli amici e Netflix per guardare film e serie tv.

Dati di Akamai e Cisco Systems riportati dal Sole24Ore mostrano come in alcune regioni il traffico internet sia raddoppiato e come molti Internet Service Provider tra cui la stessa TIM stiano facendo fatica ad andare dietro alla grossa domanda di connessione degli italiani.

In un futuro molto prossimo, dove tecnologie come droni per le consegne ed operazioni a distanza (chirurgiche o di qualsiasi altro tipo), self-driving cars, per consegne di merci e spostamenti, wearable per monitorare lo stato di salute e VR-Tecnology per incontrarsi, giocare e passare il tempo, saranno parte del quotidiano e, nello sfortunato (ma probabile) caso in cui un’altra situazione pandemica busserà alla nostra porta, la domanda che sorge spontanea è: sarà l’Italia pronta ad abbracciare ed imbrigliare al meglio queste nuove tecnologie o si farà ancora una volta trovare impreparata?

Sicuramente per questo virus non siamo stati preparati. Certo, fa pensare il fatto che Bill Gates durante un TED Talk nel 2015 già parlava di una pandemia globale, prendendo come case-study l’Ebola dell’anno precedente. Secondo Gates all’epoca siamo stati fortunati che il virus non si trasmetesse per via aerea e che l’ospite infetto si sentisse così male da non potersi quasi muovere; tutti fattori che si sono poi verificati con l’attuale COVID-19.

Insomma, il virus ci sta costringendo a passare più tempo in casa e questo ha portato ad un crollo sia dell’economia, che del morale; ma dopo esserci riorganizzati per il nuovo (e, si spera, temporaneo) stile di vita, abitudini e consumi stanno variando di conseguenza: l’hi-tech e l’online stanno assumendo un ruolo ancora più centrale nella vita degli italiani; aziende e politica si stanno attrezzando per garantire il funzionamento della macchina economica e noi tutti stiamo facendo del nostro meglio per limitare la diffusione del virus ed aiutare come possiamo.

Tutto sembrerebbe portare a dire che Andrà tutto bene (?)