Fake News

Privacy, Social Network e informazioni inaffidabili

Il nostro cervello è costantemente in “modalità risparmio energetico”: è pigro e sempre alla ricerca di scorciatoie per risparmiare energia; ecco perché, quando si tratta di informarsi su qualcosa, le persone hanno la tendenza ad affidarsi ad un’unica fonte, spesso la prima con cui entrano in contatto, e prendono tutto ciò che dice come una verità unica e assoluta. Mentre in passato la fonte principale di informazioni erano i giornali, oggi la principale fonte di informazione sono sicuramente i Social Networks.

L’avvento della tecnologia ha fatto sì che, al giorno d’oggi, la disinformazione sia quasi impossibile perché, in qualche modo, veniamo sempre a contatto con qualche forma di notizia: magari un repost su Facebook da un nostro amico, un post su LinkedIn da un nostro collega, un tweet su Twitter da una persona che stimiamo, una storia su Instagram, un video su TikTok e così via; dal problema della disinformazione, siamo passati al problema dell’informazione sbagliata e dell’informazione manipolata. Ma perché qualcuno dovrebbe preoccuparsi di “manipolare le informazioni”? Ebbene, l’informazione è potere, e “guidare” il pensiero delle masse verso un’idea specifica, è conveniente soprattutto quando qualcuno sta combattendo una battaglia per ottenere più potere; e oggi è diventato più facile che mai grazie a questa stessa interconnessione che tutti hanno attraverso i Social Networks. Lo scandalo Cambridge Analytica ci ha mostrato come tutti i dati che “regaliamo” online ai Tech-Giants, hanno permesso loro di manipolare i pensieri delle persone per farle votare un certo candidato politico rispetto ad un altro, o come sia facile scatenare il panico quando un virus, come il coronavirus, comincia a gettare la sua ombra sull’umanità.

Naturalmente, dopo questi terribili eventi e dopo le pressioni dei governi, le aziende che stanno dietro ai principali social network hanno iniziato a prendere provvedimenti per mitigare la diffusione di queste Fake News mettendo in atto tecniche come la censura, gli avvertimenti e il reindirizzamento ad una fonte autorevole per informare i propri utenti nel modo giusto, al fine di combattere la diffusione di queste Fake News.

Ma è sufficiente?

A mio parere, non lo è. No, perché quello che fanno questi giganti non è altro che invadere ancora di più la nostra privacy: leggendo ogni post o limitando la diffusione di qualsiasi tipo di informazione su larga scala, come riportato nel articolo precedente: “Il sito di messaggistica di proprietà di Facebook WhatsApp […] ha annunciato misure per impedire agli utenti di inoltrare messaggi a più di cinque persone o gruppi. Aggiungendo anche un tag ai messaggi pesantemente inoltrati “. Questa mi sembra un’enorme violazione della privacy personale e mi fa capire che Facebook è in grado di controllare alcuni processi svolti dai suoi utenti all’interno della sua applicazione di messaggistica.

Le piattaforme che utilizziamo ogni giorno sono piattaforme private, di proprietà e gestite da aziende private il cui scopo non è tanto quello di essere etiche o di diffondere notizie verificate, ma di realizzare profitti, e questo le mette in una posizione in cui è più facile perdonare che chiedere il permesso. Ma sto divagando.

Le soluzioni al problema delle Fake News, secondo me, sono:

  1. DYOR (Do Your Own Research): educare le persone a non fidarsi di una sola fonte, ma a ricercare, capire, farsi domande ed avere le proprie idee sulla base di molte fonti.

  2. Basarsi su siti dove le notizie sono verificate: poiché, come già detto, il nostro cervello è pigro ed è più difficile fare delle ricerche che leggere un singolo articolo (o un titolo, in alcuni casi), dovremmo informarci su siti dove le notizie sono controllate, approvate e modificate da molte persone. Siti come: WikiNews o WikiTribunal o anche siti come reddit dove le notizie arrivano dagli utenti e ci sono controlli e commenti della community stessa.

  3. Intelligenza Artificiale: un’altra opzione potrebbe essere quella di formare una rete neurale che prenda più fonti e le metta insieme in un articolo neutro e privo di pregiudizi con un ragionevole grado di accuratezza.

Personalmente sono molto attratto da progetti come WikiTribunal e, per questo motivo, spero che questo progetto possa davvero essere adottato dalle masse. Visto che abbiamo Instagram per le foto, YouTube per i video, Wikipedia per l’enciclopedia online e Facebook per ricordarci il compleanno di nostra madre, spero che un giorno, WikiTribunal, possa diventare il luogo dove tutti andranno a leggere le notizie.